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ALBUM DELLA SETTIMANA #29: PINK FLOYD “THE PIPER AT GATES OF DAWN” 1967

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LA SPLENDIDA COPERTINA DELL’ESORDIO DEI PINK FLOYD

 

La nebbia avvolge la scalinata della fermata dell’underground  di Goodge Street, ma non è solo condensa climatica quella che nasconde anche l’ingresso di un piccolo grande club, l’UFO, i suoi frequentatori tra il ’66 ed il ’67 sembrano davvero alieni con i loro caffettani, i pantaloni a righe,  capelli lunghi, camice  a temi floreali e  grossi cannoni in mano ma che non sparano proiettili, ma inebriano per l’appunto l’aria delle le umide serate londinesi. In quel  locale ci passano quasi tutti i gruppi più sperimentali del periodo, contaminazioni che vanno  dal blues al jazz, dal rock all’etnico, dai “Soft Machine” al “Crazy World  of Arthur Brown”, tutti sono musicisti all’avanguardia e tra questi una band  di Cambridge  dalle radici blues come il nome rubato a due bluesmen americani, Pink  Anderson e Floyd Councyl, il loro suono è imbevuto di sperimentazione e di zuccherini all’LSD. Il tutto gira intorno alle genialità di un chitarrista dai molti problemi, ma che lascerà un impronta fondamentale. Ma che ve lo dico a fare, sui Floyd  si è scritto di tutto e di più, il mito Barrett è sempre  più consolidato aldilà della follia, però  a 50 anni dalla pubblicazione del loro disco d’esordio, cosa rimane??.

FC

LA COPERTINA SBAGLIATA DELL’EDIZIONE ITALIANA DI “THE PIPER…” CON GILMOUR AL POSTO DI BARRETT

 

Il sinonimo di Pink Floyd è sempre stato acidi e psichedelia, voli sognanti sotto il segno di Barrett , anche se poi senza di lui i Floyd realizzeranno lo stesso grandi cose , anche se per molti e forse  troppi, i Floyd  veri sono quelli di questo disco,  non voglio aprire una inutile polemica ad ognuno i suoi gusti, certo è che questo è il disco piu influente tra quelli  dopati di quel periodo , la psichedelia degli anni sessanta quasi tutta, quella britannica per lo meno è fortemente debitrice di questo lavoro, lo stile chitarristico di Syd, il “Glissando”,  sarà ripreso dai Gong  di Daevid Allen, per altro già nella prima formazione dei “Soft Machine”, certi ritmi e sonorità le ritroviamo nella new wave  di “Cure” e Joy Division, per non parlare dei “Wire” che con “Pink Flag” offrono più di un omaggio alla band di Barrett & co.

 

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PROMO CARD DEL DISCO “THE PIPER AT THE GATES OF DAWN”

Personalmente poi, questo come molti altri dischi dei Floyd e non solo, rappresenta uno dei migliori documenti sonori ispirati alla fantascienza,  “Interstellar Overdrive” così come ” Astronomy Domine” hanno accompagnato le letture  di numerosi Urania nella mia adolescenza, aperto una via al rock e sci-fi come solo forse  gli Hawkwind  di Lemmy e Brock sapranno fare, guarda caso altra formazione  molto vicina per attitudine alla band  di barrett, comunque non solo Barrett ,ma anche il lavoro sui tamburi di Mason come le  ritmiche  al basso  e la voce di Waters non ancora ossessionato da paranoie personali che verranno fuori a metà anni 70, ma su tutte a dare un equilibrio completo gli arrangiamenti alle tastiere di Rick  Wright vero collante di un capolavoro unico come pochi, con quelle suggestioni che ci portano prima nel cosmo e  poi in estremo oriente. Peccato che dall’edizione europea si stato escluso il singolo di “See Emily Play” ma tutto non ci poteva stare, a chiudere  una piccola curiosità, l’edizione  italiana uscirà solo  4 anni dopo nel ’71, quando Barrett e quasi solo un ricordo, infatti la foto scelta  è quella delle sessioni forse di “Ummagumma” o “Atom  Heart Mother” ovviamente con Gilmour, una copertina “Sbagliata” chicca per collectors  di una delle band  più collezionate della storia del  rock.

 

 


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