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ALBUM DELLA SETTIMANA # 32 THE ROLLING STONES “THEIR SATANIC MAJESTIES REQUEST” 1967

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LA COPERTINA IN STILE TRIDIMENSIONALE DEL DISCO “THEIR SATANIC MAJESTIES” DEGLI STONES

I primi giorni di dicembre vedranno celebrare  i cinquant’anni dall’uscita di “THEIR SATANIC MAJESTIES REQUEST” il disco più anomalo della storia degli Stones, il primo interamente prodotto da loro,  quello psichedelico lontano anni luce , parafrasando il titolo di uno dei brani del disco, dal loro suono più blues, quello forse  più odiato sia dai fans  che da loro stessi con il senno di poi, pubblicato in un anno horribilis per  i tanti problemi con la giustizia che vivranno in quei mesi. Se per  molti versi non è un capolavoro immancabile, di certo è un  disco ricco di tante  suggestioni  influenzato dall’uscita  di Seargent Pepper e da ciò che echeggia  in California, l’LSD non è forse  la  loro droga preferita si sa, ma il  risultato è veramente  psichedelico.

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“STO BENE COSI’??” SEMBRA DIRE CHARLIE IN QUESTA FOTO REALIZZATA PER LA COPERTINA DEL DISCO

Su tutte le canzoni si ergono principalmente “Citadel”, “She’s A Rainbow”, “2000  Light Years From Home” “200 Man” ecco, solo per queste  varrebbe  l’acquisto a mio avviso per  originalità rispetto alla loro produzione, entrano però in conflitto con quella gentilezza “Hippie” a partire dal titolo dell’album , demoniaco ma non ancora come lo sarà il successivo “Beggars Banquet” decisamente  inquietante, inquietante  è anche l’astronauta che si perde nel cosmo di  “2000 light…” che strizza l’occhio ai Floyd  di “Interstellar  Overdrive” o “Set The Control…” è tutto molto magico e al confronto di molta produzione psichedelica della stessa era ne esce  per assurdo meglio di altri nomi più blasonati, e il tempo gli rende  una grazia che  all’epoca non ricevette nè dalla critica nè dai Fans.

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“E ORA CHE CAPPELLO MI METTO?” PENSA BILL WYMAN!

un capitolo speciale lo merita poi la copertina, realizzata  con Gatefold  apribile con all’interno un gioco con labirinto e  un collage di foto ritagliate e ricorrente  nell’immaginario psichedelico di metà anni sessanta, la front cover è l’apoteosi delle immagini 3D realizzata in stampa lenticolare, all’epoca andavano per la maggiore per  intenderci quelle immaginette delle cartoline  con le donnine  che a secondo del movimento si spogliavano o rivestivano, il tutto a ricordare  molto la copertina di Sgt Pepper dei Beatles. A proposito dei  Fab Four,  fanno capolino in “Sing This All Together” Lennon e McCartney con i loro  cori , oltre alle voci di Anita Pallenberg, Ronnie Lane, Steve Marriot anche alla chitarra degli Small Faces, e gli arrangiamenti agli archi di John Paul Jones.

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PREPARAZIONI SCENOGRAFICHE CON BRIAN E CHARLIE

Concludendo, un disco non per  i cultori del suono classico degli Stones,  oppure  una sorpresa  per chi ha amato altri suoni e detestato gli Stones di Brown sugar e Satisfaction.

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SU JOHN FACCIAMOCI UN CAFFE’!

 

 


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