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“Il Cerchio Spezzato” – la recensione di Alfred Russo

il cerchio spezzatoE così la Nuova Compagnia Lirica, realtà di spicco del panorama teatrale torinese, è approdata al cinema.

IL CERCHIO SPEZZATO ha tenuto la sua anteprima lunedi 20 giugno in uno dei locali storici della capitale sabauda, il Romano.
Un’operazione del tutto innovativa, si tratta di un western, ma anche di un film dedicato al cinema che fu, un’operazione nostalgia anche struggente quella uscita dalla penna di Marco Daperno, del film anche produttore e bravo interprete.
Opera che strizza l’occhio ai celebri capolavori del passato, li cita anche attraverso spezzoni, ma che mantiene una freschezza autonoma e originale nella sua modernità. E’ la storia di due critici cinematografici che cercano di girare un western, li osserviamo attraverso un antefatto di una quindicina di minuti nel loro proporre idee ed infine approdare ad una scelta coraggiosa, che li porterà a girare in un teatro torinese il loro sognato omaggio al genere.

Il pericoloso raffronto con DOGVILLE, film girato in teatro ma interminabile seppure innovativo, si dilegua fin da subito anche grazie ai pertinenti spezzoni tratti da capolavori del passato debitamente in bianco e nero. L’opera ha così una sua ragion d’essere per via di queste continue commistioni presente (antichizzato con linee e balugini da vecchia pellicola) e passato, risultando avvincente nel ritmo e nella sostanziale imprevedibilità della trama, vedasi finale che ovviamente non sveliamo.
Un po’ ruffiana forse la parte finale, dove si torna al moderno e si mantiene però un parallelismo con la storia western attraverso richiami temporaleschi.
Il problematico produttore ha una moglie (interpretata in modo convincente da Cinzia Rossetti) non più disposta a condividere i suoi fallimenti. Qui (noblesse oblige) avremo anche modo di vedere Steve Della Casa, nella parte di sé stesso.
Perla del film, sicuramente l’interpretazione di Daniela Poggi, stupendamente a suo agio nel ruolo di una pioniera senza paura.
Calibrata e mai sopra le righe, ben assecondata da Andrea Cammoranesi, Deborah Bernuzzi, il veterano Edgar De Valle e da uno stuolo di comprimari tutti utilizzati egregiamente dal bravo regista Mario Guidorizzi, cui si deve anche il soggetto della parte moderna.
Un’operazione riuscita, dunque, sicuramente da non perdere. Per non dimenticare e magari riaffermare il concetto suggerito in una nota introduttiva nella pellicola: “il passato è solo il prologo”.

 Alfred Russo


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