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Davide Tosches


San Sebastiano da Po (Torino)
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Presente dal: 05/05/2010
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Davide Tosches

Davide Tosches
“Davide Tosches approda al debutto ufficiale con un cd di notevole spessore ben poco propenso alla convenzionalità. Le canzoni d’autore di Dove l’erba è alta sfuggono le trame di facile presa e vanno a porsi in una dimensione tutta loro, resa ancor più onirica da una voce che ai toni “spinti” preferisce caldi, autorevoli sussurri”.
(IL MUCCHIO)”Un disco intimo, ombroso e di grande intensità emotiva. Il cantautorato di Tosches non concede spazio alle soluzioni ovvie ma lascia il segno come la ferita di un coltello. Strumentazione acustica e asciutta, testi aspri ed evocativi, fantasmi psichedelici, blues dell’anima. Esordio di gran classe”.
(BLOW UP)”Il folk noir di Davide Tosches è forse la via per uscire dalla maledizione del cantautorato all’italiana: brani cadenzati, dilatati, dai testi scarni, con un’attenzione alla misura interpretativa. Ne viene fuori un album che ha un senso profondo ben al di là dell’episodio canzone, in controtendenza coi tempi; un impasto sonoro di rara bellezza nel panorama discografico italiano”.
(RARO!)

“C’è la forte personalità del musicista, fotografo e artista visivo, a sussurare con voce lievemente roca arie folk/prog/jazz che esprimono una visione matura del mondo, respirando un’intensa spiritualità che è stata di un Nick Drake o di un Camisasca, ma che qui non somiglia ad altri. Un’opera delicata a magica, soprattutto quando (Nell’ombra, Case) nelle melodie bucoliche e cristalline si aprono piccoli spiragli astratti”.
(RUMORE)

“Raramente, ahimè, in questo primo scorcio di XXI ed anestetico secolo, capita di esser travolti con vivo stupore – dall’impeto romantico e fiabesco di una produzione (senza dubbio “inedita”) simile a quella qui presente in Dove L’Erba È Alta; La sua voce sussurra, più che cantare, tramutandosi così in un veicolo privilegiato di sensazioni spesso obliate negli approcci ingolfati di tecnologia verso cui la contemporaneità sembra essersi avviata. Residui di coscienza, scampoli di conversazioni mai avvenute, solitudine … incessanti rimandi alla propria (in)consapevolezza. Insomma: musica da ascoltare, non da sentire”.
(MUSICBOOM)

“Le atmosfere apparentemente cupe, o meglio intimamente riflessive, indicano la profonda indagine sentimentale e sociale che l’artista ha voluto esercitare, esplorando strade e percorsi che tradiscono, o meglio scoprono, la straordinaria forza di introspezione a cui le musiche certamente rimandano con grande vigore. Volutamente pungente, acerbo, nei testi a far si che si generi in noi ascoltatori la “poesia di memoria”: versi che segnano e lasciano solchi profondi. Più che un semplice viaggiatore direi un esploratore di situazioni, di emozioni e di immagini”.
(L’ISOLA CHE NON C’ERA)

“Ridurlo al “solito cantautore” italiano è davvero riduttivo. Tosches ha scritto un vero e proprio gioiellino che, più che alla tradizione di casa nostra, rimanda ai For Carnation, a Smog, Songs Ohia e qualche volta ai Low. I suoi testi, quelli sì, sono della “nostra” tradizione: ben scritti, evocativi, giocano al raddoppio con le musiche, anche se a volte – per fortuna – la musica è talmente forte e struggente che li caccia in secondo piano. Insomma, Dove L’Erba è Alta è una bellissima sorpresa che rischia di perdersi nel marasma della mediocrità che attanaglia le produzioni nostrane dgli ultimi anni, mentre invece meriterebbe un posto al sole tra le cose più belle e sorprendenti degli ultimi tempi. A dispetto dall’italietta urlante dei talent show, Davide Tosches ha l’eleganza del sussurro”.
(ROCKSHOCK)

“Una lietissima sorpresa. Questo austero signore si propone in punta di piedi con un disco di uno spessore molto marcato. Asciutto, serio, onirico, essenziale, scabro, spoglio, rigoroso, psichedelico. Quando mai un cantautore, in Italia, ma non solo, ha dato prova di tutto ciò? I paragoni, giusto per farvi un’ idea, possono essere il Songs Ohia prima maniera, quello spettrale e gotico; Smog (come sopra); se vogliamo, per attitudine, addirittura certo Tim Buckley, quello perso nelle nebbie cerebrali. Un lavoro veramente di rilievo, tanto bello quanto inatteso”.
(BLU RADIO VENETO)

“E’ audace e complesso l’insolito esordio discografico di Davide Tosches. Dove l’erba è alta si denotano le genuine capacità di Davide Tosches musicista e cantautore; stando ben lontano dal voler indossare i panni di un virtuoso, l’artista in punta di piedi riesce ad entrare in un campo di passione ed amore per la musica che già aveva pregustato con il precedente autoprodotto Stressmog! Dove l’erba è alta è un disco folk che fonde elementi di psichedelia con classe ed eleganza”.
(LOST HIGHWAYS)

“Autore delicato, vellutato, suadente e intimo. Profumi d’altri tempi, colori vintage, fotografie seppia e campi d’erba, lì dove è alta. Momenti di quiete e cielo stellato, attimi di rugiada sui prati, di foschia, nebbia e cielo coperto, crepuscolo, alba e grigio acciaio. Queste sono le emozioni, le sensazioni e le visioni che suscitano l’album di Tosches. Fa vibrare gli animi più sensibili e le coscienze subcoscienti. Un novello Nick Drake. O un Robert Wyatt meno cervellotico e astruso. Bellissimo album”.
(MOVIMENTI PROG)

“Davide Tosches, questo sconosciuto amanuense del bello, con questo esordio si preconizza un largo futuro. Forse non pensava di fare un disco, voleva solo ritrovare quella gioia e quell’eccitazione recondita e inespressa che magari sentiva di aver perso, o forse lo ha pensato fitto; ma quello che conta per noi è comunque che con un capolavoro “emergente” in giro come questo – preciso e dai connotati inediti – si torna a blasonare quel “minimale e ristretto” giro cantautorale rimasto e non è poco. Un nuovo orgoglio musicale avanza, un disco e un cantautore di prima scelta è arrivato”.
(BEAT BOP A LULA)

“Un disco intimo, per il quale utilizzare aggettivi quali ‘suggestivo’ od ‘evocativo’, magari rafforzati con un ‘fortemente’, diviene quasi spontaneo, nello scoprire in Davide Tosches quasi un ‘giacimento musicale’ ben celato nel suolo italico. Quanto siano ricche le sue riserve sta a lui mostrarlo, dopo questo più che promettente “avvio di scavo”.
(LOSING TODAY)

“…ascoltare il suo album è come osservare un susseguirsi di immagini vivide ed emozionanti che si stagliano nell’immaginario dell’ascoltatore per restarvi a lungo sedimentate. Davide Tosches con la sua voce suadente e calda riesce a ricreare atmosfere dimenticate di un tempo, suonando con naturalezza naive alternandosi tra chitarre, armonica, batteria, percussioni, organo e molto altro, accompagnato dalla bravura e maestria di numerosi musicisti. Il risultato è un album di grande effetto, dalle ambientazioni rarefatte, permeato da un’atmosfera onirica e sognante”.
(SALTINARIA)

“Davide Tosches approda al debutto ufficiale con cd di indubbio spessore. Poco convenzionale ed incline a concedere qualcosa al già sentito, soprattutto dal punto di vista strettamente musicale. Un folk fortemente emotivo traspare dalle composizioni di Tosches, che evocano ballate morbide e ipnotiche. Le canzoni d’autore di questo album vanno a porsi in una dimensione onirica tutta personale e originale”.
(ALTRIMEDIA)

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