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Intervista a Remo Rostagno sul progetto “Corpi di Luce” in residenza alle Officine Caos – presentazione aperta al pubblico sabato 13 ottobre h 21

Intervista a Remo Rostagno sul progetto di residenza Corpi di Luce, realizzato alle Officine Caos con gli artisti in residenza: Gianni Bissaca e Itaca Teatro, Domenico Castaldo e Laboratorio Permanete sull’Arte dell’Attore, Francesca Cinalli e Compagnia Tecnologia Filosofica.

Da dove parte il progetto di residenza di cui lei è dramaturg e tutor?
E’ stato un processo partito da un testo che ho scritto “Apologia del Teatro. Corpo e democrazia” e che nell’arco del 2017 ho voluto pubblicare sui social per capire se questi frammenti – un po’ estranei al linguaggio di Facebook – potevano essere non dico accettati, ma almeno non rifiutati o sottoposti a improprie valutazioni. I frammenti che ho pubblicato per mesi, due a settimana, con mia grande sorpresa, non solo sono stati accolti, ma anche commentati intelligentemente e credo siano stati dei buoni spunti di riflessione. I post sono stati corredati da grafismi di Lucio Diana e Adriana Zamboni che hanno collaborato al progetto; volutamente dovevano essere immagini “lanciate” a stimolo di un pensiero, non disegni illustrativi. Poi ho proposto il testo a Gabriele Boccacini, direttore artistico di Stalker Teatro.

Come si è arrivati a scegliere gli artisti?
A Gabriele è piaciuto molto il testo ed ha pensato di farne un progetto di residenza, chiamando a parteciparvi tre artisti e compagnie dell’area torinese: Gianni Bissaca di Itaca Teatro che fa un lavoro importante sul testo e la parola; Domenico Castaldo ed il Laboratorio Permanete sull’Arte dell’Attore che utilizza il corpo in tutte le sue capacità espressive; infine Francesca Cinalli della Compagnia Tecnologia Filosofica, danzatrice di estrema sensibilità. Hanno letto il testo ed hanno accettato di prendere parte al progetto. Nessuno ha mai pensato di arrivare a costruire uno spettacolo, il tutto è stato da sempre inteso come un lavoro di ricerca, sperimentazione e confronto aperto.

Come è andato il lavoro nei giorni di residenza alle Officine Caos?
Tutti gli artisti sono stati estremamente generosi e sebbene ognuno di loro parta da una poetica artistica ormai consolidata, non è stato difficile aprirsi alla collaborazione e all’esplorazione. Tre gruppi serissimi che hanno sempre aderito facendo delle piccole modifiche di pensiero, per arrivare infine ad azzerare il pensiero e ad usare la parola solo dopo averla ponderata, pesata. In questo senso c’è bisogno di camminare verso parole consapevoli, che è già un importante principio di democrazia. Più volte, durante le nostre lunghe riflessioni in sede di residenza, è stato ricordato un frammento che parla dei porcospini…


(frammento n.8) piacere
i porcospini sentono freddo, gli uni agli altri si avvicinano
ora va meglio, ma gli aculei feriscono
i porcospini nuovamente si allontanano, il freddo ritorna
che fare?
cercare l’equilibrio
né vicini, né lontani: prossimi
siamo esploratori curiosi, soli si muore”

Sabato 13 viene presentato l’esito della residenza, nel progetto che avete chiamato “Corpi di luce”.
Si, appuntamento a sabato, ma quello che mi preme ricordare è che sarà una primissima tappa di ricerca e che il processo continua ed è aperto, per realizzare un percorso che potrebbe non avere mai fine. Mi piace pensare a qualcosa che non ha necessità di concludersi, che non può concludersi, essere fermato e riprodotto, sarebbe limitativo. E’ un lavoro in divenire non solo per gli artisti, ma anche per il pubblico. Improvvisazione.
Ho visto tanto teatro ma sembra che spesso, anche il teatro migliore, rischi di essere pedagogico, retorico, ridondante, mentre il corpo sei tu. Non c’è finzione nel corpo perché esso ha una grande qualità di verità. Il corpo è verità di pensiero: per questo può essere più interessante e significativo partire dal silenzio, un silenzio basato sul corpo, che si muove in una direzione, magari sconosciuta, ma vera e consapevole.

Nel testo si cita una frase, scritta su un muro di Torino “Chi siamo quando nessuno ci guarda?”. C’è da riflettere a fondo su questa domanda.
Certo, è una frase emblematica. Purtroppo oggi alcune cose estremamente importanti vacillano, spesso ha valore soltanto ciò che viene urlato, e vince chi urla di più. I superego che esplodono sono un grande pericolo, il personalismo accentuato esclude l’attenzione all’altro e questo rischia di creare profonde spaccature. Se nessuno ci guardasse, ascoltasse, leggesse, potremmo non esistere. Ed il corpo, in primis, ha una forte esigenza di presenza, di contatto, di scambio e relazione, ma bisogna ricordare che ogni corpo racchiude in sé una grande poesia e non è necessario esibirlo in maniera sensazionale affinchè questa poesia, naturalmente, si manifesti.

Lei è anche tutor del progetto…
Il regolamento lo prevedeva. Ho accettato, per il piacere di imparare.


Intervista del 6 ottobre 2018
a cura di Roberta Cipriani


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