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BOMB GIRLS: L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE NELLA 2° GUERRA MONDIALE

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Nel panorama delle serie tv, non sempre le tematiche femminili vengono prese in considerazione. La rivoluzione femminista, le lotte operaie delle donne, la loro emancipazione, le battaglie per il diritto all’aborto, per un salario adeguato sul posto di lavoro pari agli uomini o per il diritto al voto, sono questioni importanti e fondamentali per il genere femminile, sempre in lotta per un riconoscimento adeguato tra i sessi.

Per questo, oggi voglio parlarvi di una serie tv poco conosciuta, mai giunta in Italia, ma di ottima qualità, che vede l’emancipazione femminile in un gruppo di donne che lavorano in una fabbrica, durante la 2° Guerra Mondiale.

Bomb Girls è una serie canadese, creata da Michael MacLennan e Adrienne Mitchell, che debutta in tv nel 2012 sul canale Global. Nello stesso anno, verrà proiettata anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, In Irlanda, Francia e Polonia.

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Ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, ha come protagoniste quattro donne di estrazione sociale differente che lavorano insieme alla catena di montaggio di una fabbrica di bombe, la “Victory Munitions”: Gladys Witham, Betty McRae, Kate Andrews e Lorna Corbett. Siamo nel 1942, gli uomini sono al fronte e nelle fabbriche vi è una ampia presenza delle donne per la costruzione di armi belliche. Lo svolgersi di un lavoro, tipicamente maschile, porta allo sfatare alcuni tabù: la condizione della donna negli anni ’40, in puro stile vintage e pin up, viene narrato toccando temi come l’omosessualità, la rivoluzione sessuale e la conquista della parità dei diritti, portano le donne alla consapevolezza della loro libertà, tra sofferenze e pericoli.

La differenza di ceto sociale delle ragazze, mostra anche le differenti battaglie che ognuno dei personaggi deve compiere: Lorna, caporeparto e responsabile della sicurezza, rigida e severa si innamorerà di Mario, un operaio italiano donnaiolo e sarà alle prese con i sensi di colpa del suo tradimento nei confronti del marito costretto sulla sedia a rotelle dopo aver combattuto nella Grande Guerra. Gladys (interpretata da Jody Balfour, protagonista della serie “Quarry”) è una bella ragazza ricca, sposata e oppressa, che decide di sfuggire alle regole imposte dalla famiglia e vivere autonomamente lavorando in fabbrica. Betty è sicuramente il personaggio più forte e coraggioso, lesbica non dichiarata, cercherà di vivere la sua omosessualità in segreto, sperando in futuro di poter amare liberamente e alla luce del sole. Kate è figlia di un estremista predicatore cattolico, fuggirà dalla famiglia e inizierà a lavorare nella catena di montaggio per mantenersi. Infine vi è Vera, l’operaia che a causa di un incidente sul lavoro rimane sfigurata con l’acido e dovrà superare il trauma e la vergogna per ritrovare la forza di uscire di casa. Ognuna di loro dovrà confrontarsi con il periodo storico e i personaggi maschili, saranno la causa dei loro ostacoli e problemi, diventando talvolta il motore scatenante verso il loro cammino di indipendenza.

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Le riprese sono state effettuate a Toronto: la fittizia Victory Munitions Factory è ambientata in un mobilificio riadattato a fabbrica nella zona di Etobicoke. La serie è composta da due stagioni, la prima di 6 episodi, la seconda di 12. A causa degli alti costi di produzione, contrapposti ai ricavi sotto le aspettative, non viene rinnovata per una terza stagione e così, per concludere la storia rimasta in sospeso, nel 2013 la Shaw Media, annuncia la produzione di un film di due ore circa, come epilogo, con lo stesso cast originale dal titolo “Bomb Girls – Facing the Enemy”.

Nella serie, non manca anche la citazione al poster “Rosie the Riveter” meglio conosciuto come “We Can Do It” il manifesto icona delle operaie impegnate nelle fabbriche e diventato negli anni, un simbolo femminista  del potere economico. Inizialmente si pensava che il manifesto fosse usato per risollevare il morale degli uomini al fronte o per esortare le donne a unirsi allo sforzo bellico, ma solo in seguito si scoprì che serviva per spronare le donne già assunte a lavorare più duramente.

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Il manifesto fu creato da Howard Miller per la Westinghouse Electric, ma l’identità della protagonista del rimane tutt’oggi sconosciuta. Nel 1994 Geraldine Hoff Doyle affermò di essere il soggetto di una fotografia che avrebbe ispirato il lavoro di Miller per il poster. Nel 2015, si scoprì invece, che la persona ritratta era l’allora ventenne Naomi Parker, operaia di una fabbrica.

Il nome “Rosie The Riveter – Rosi la rivettatrice” nasce nel 1942 in una canzone omonima scritta da Redd Evans e John Jacob Loeb che raccontava di una instancabile lavoratrice impegnata in una catena di montaggio: “Mentre le altre ragazze frequentano i loro cocktail bar preferiti, versando Martini secco e ruminando caviale, c’è una ragazza che le fa vergognare, Rosie è il suo nome. Per tutto il giorno, che ci sia la pioggia o il sol, lei fa parte della catena di montaggio. Sta facendo la storia lavorando per la vittoria, Rosie the Riveter”.

 

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L’origine del nome si pensa derivasse dal  soprannome di Rosie Bonavitas, una lavoratrice presso la Convair di San Diego, in California. Nella cultura americana la figura di Rosie the Riveter è tuttavia associata maggiormente a Rose Will Monroe, una rivettatrice della Willow Run Aircraft Factory di Ypsilanti, in Michigan, che comparve in un filmato di propaganda della Seconda Guerra Mondiale. In entrambi i casi, il nome appare per la prima volta nel 1994 e venne usato come copertina dalla rivista Smithsonian e nel 1999 diventa un francobollo americano. Inoltre, nel 2008, fece parte dei materiali della campagna elettorale di molti politici americani e fu reinventato nel 2010, per celebrare il primo ministro donna in Australia. Il manifesto è una delle dieci immagini più richieste al National Archives and Records Administration.

Per stuzzicarvi la curiosità e invitarvi alla visione della serie, ecco il trailer originale di Bomb Girls.

APPROFONDIMENTI

Bomb Girls – Serie Completa

Film ed epilogo finale: Bomb Girls – Facing the Enemy

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