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The Pretty Things live + Trutz Groth & friends – SUPER GRUPPO TORINO,Assist dj set

The Pretty Things

Toni Campa e Luciana De Biase presentano a Leroi Music Hall di via Stradella 8 (Torino), la prima data italiana del Tour 2017 dei The Pretty Things la band fondata da Dick Taylor e Phil May nel lontano 1963.
Altri ospiti apriranno il concerto della band inglese : Trutz “Viking” Groth (membro dei Kim & the Cadillacs, The Black Stars e The Renegades), il Super Gruppo di Torino ed i Beat Circus di Cuneo.

Dj set pre/post concerto a cura degli Assist

L’evento promosso da www.cornersoul.it con la collaborazione di Mantrasound.

Biglietto in prevendita 2€ (ingresso con consumazione obbligatoria 7€ analcolica 9€ alcolica)
Per informazioni:
LEROI MUSIC HALL
Via Stradella 8, Torino
011 2409241 – 366.1366794

THE PRETTY THINGS:
DICK TAYLOR (cofondatore dei The Rolling Stones)
PHIL MAY
FRANK HOLLAND
JACK GREENWOOD
GEORGE WOOSEY

In attività da più di 50 anni, i Pretty Things sono una delle band più importanti della storia del rock britannico, fonte di ispirazione per centinaia di band ma allo stesso tempo entità in continua mutazione, rinnovazione e sperimentazione.

Nati nel 1964 da un’idea di Dick Taylor, che, dopo aver fondato con Mick Jagger e Keith Richards i Rolling Stones, che decide di lasciare la band per il progetto tutto suo, dalle sonorità totalmente diverse e sperimentali. Per il sound dell’epoca i Pretty Things erano molto più duri delle Pietre Rotolanti. Nel 1964 esce quello che è uno degli inni del garage rock di sempre: “Rosalyn”.

Sottovalutati e spesso trascurati dal panorama mainstream, i Pretty Things hanno invece un ruolo fondamentale per il panorama underground, ove molte band in cerca di nuove sonorità pescano a piene mani dalla loro discografia. Si può tranquillamente affermare che band come Stooges, Ramones, Sex Pistols, Nirvana fino ai più attuali Libertines e Les Grys-Grys, abbiano attinto a piene mani dal loro sound.

Nel 1967 i Pretty Things danno luce a quella che rimarrà nella leggenda come la prima Rock Opera della storia. In quell’anno si recano agli Abbey Road Studios e registrano “S.F. Sorrow”, disco incredibile, preso come modello (e riconosciuto) dagli Who per il loro “Tommy”.In questo incredibile disco ci sono 2 ospiti di tutto rispetto: David Gilmour dei Pink Floyd in alcune parti di chitarra ed Arthur Brown in alcune parti vocali.

Dopo “S.F. Sorrow” è la volta di “Parachute”, sempre registrato agli Abbey Road nel 1970. La rivista Rolling Stone lo dichiara per votazione miglior disco dell’anno, davanti a Neil Young, Led Zeppelin, Rolling Stones e Who. Ed anche in questo caso il disco è fonte di ispirazone dichiarata dai Pink Floyd per “Dark side of the moon” e da Berry Gordy della Tamla Motown per le sue bands emergenti.

Nel 1974 i Pretty Things vengono scelti come prima band a firmare per la Swansong, l’etichetta dei Led Zeppelin. In questa occasione riallacciano il rapporto con il manager Peter Grant e con i vecchi amici Jimmy Page e Robert Plant, con i quali avevano collaborato già su disco nel 1965. Il disco è “Silk Torpedo” ed anche in questo caso vari sono i personaggi che ne parlano come fonte di ispirazione, come Stephen Tyler degli Aerosmith che riconosce in Phil May la sua influenza primordiale.

Nel 1980 ingaggiano una lotta contro le case discografiche per tentare di ottenere i diritti d’autore, e diventano una delle prime band dei 60s a chiedere ed ottenere il controllo completo sul proprio lavoro. Nel 1995 ha termine questa lunga battaglia, vincendo, ed in questa occasione rilasciano un monumentale CD-box con le versioni originali dei loro brani.

Negli anni a seguire escono dei grandi album: “Rage before beauty” e “Balboa Island” che ricevono recensioni a 5 stelle dalla stampa mondiale.

Sempre nel 1995 ricevono il Mojo Hero’s Award presentati da Seasick Steve e dai Kasabian. Aprono per Bruce Springsteen ad Hyde Park, invito ricevuto dal Boss in persona che li ha pretesi sul suo palco ed aprono ai Rolling Stones all’O2 Arena.

Sempre lo stesso anno trovano il tempo per un concerto-tributo a Bo Diddley al 100 Club con ospite Jimmy Page.

Lo stesso anno muore il loro manager Bryan Morrison e Phil compone le musiche per il suo funerale. Bryan fu colui che ammise con i diritti provenienti dalla royalties dei Pretty Things si comprò un golf club, e che se non fosse stato per loro non avrebbe mai potuto lavorare con Mark Bolan, Pink Floyd, Captain Beefheart, tra gli altri.

Nel 2015 a sorpresa esce “The sweet Pretty Things (are in bed now, of course…)” e la stampa internazionale lo accoglie osannandolo ricevendo valutazioni altissime.

Parte quindi il tour di presentazione relativo, ininterrotto, come sempre da 50 anni.

TRUTZ GROTH
Trutz Groth nasce a Berlino il 12 maggio 1943. Fin da bambino manifesta un grande interesse per il canto e per la musica, dimostrando di avere doti e un gran talento. Ancora adolescente viene pienamente investito dall’ondata di innovazione apportata in campo musicale europeo dal nascente Rock’ n’ Roll americano. Lavorava come commesso in un negozio di strumenti musicali. Quando i complessi passavano in negozio a lasciare le locandine Trutz si proponeva loro come cantante e chitarrista. Così facendo riuscì ad entrare in un gruppo di musica Skiffle: un genere nato in Inghilterra ispirandosi al folk americano e particolarmente in voga tra i giovani poiché con tre accordi e pochi mezzi chiunque avrebbe potuto fare musica: il basso “Tea chest bass” era ricavato da una corda tesa su un manico di scopa collegato ad una scatola di Tea che faceva da cassa di risonanza mentre la batteria altro non era che un “Washboard” (asse da lavare i panni) che veniva grattato con i ditali da cucire (I futuri Beatles John Lennon, Paul McCartney e George Harrison mossero i loro primi passi in ambito musicale nei The Quarryman un Skiffle group di Liverpool attivo dal 1956 al 1959). Questa prima esperienza in un “complesso” per Trutz dura solamente tre mesi poiché non riuscì a convertire i gusti musicali dei suoi colleghi dallo Skiffle al Rock’ n’ Roll.
Dopo varie esperienze più o meno durature in diversi complessi, dai generi più variegati, tra cui anche il “Dixieland Jazz”, Trutz riesce finalmente a trovare una formazione seria e stabile: The Black Davils con basso, batteria, sax tenore e chitarra. Nei primi Anni Sessanta si esibisce stabilmente nei vari locali del quartiere St. Pauli di Amburgo, dividendo la scena ed il cartellone con vere e proprie icone del Rock’ n’ Roll: da Gene Vincent a Ray Charles, da Little Richard al Killer Jerry Lee Lewis. Nel 1964 con questa formazione partecipa ad un concorso musicale indetto allo Star Club (storico locale sulla Reeperbahn che per 75 volte ha ospitato delle esibizioni dei Beatles): tra i membri della giuria si annovera anche Klauss Voormann, artista (autore della rivoluzionaria copertina del disco “Revolver” dei Beatles) e musicista tedesco (amico intimo dei Beatles, nonché bassista della Plastic Ono Band di John Lennon), Astrid Kirchherr (amica intima dei Beatles, inventrice della pettinatura a caschetto alla Beatles, nonché fidanzata di Stuar Sutcliffe, bassista dei Beatles prima di Paul McCartney) e Gibson Kemp, batterista dei King Size Taylor. Contro ogni più rosea aspettativa i Black Devils vincono il primo premio del concorso, ovvero un contratto discografico con l’obbligo di chiamarsi Rakes e un contratto per suonare esclusivamente nei vari “Star Club”, ormai dislocati in tutta la Germania. La vita da musicista in quegli anni non era sicuramente facile: si suonava sette giorni su sette, dalle 17.00 fino alle 3.00 di notte alternandosi sul palco con altri due o tre complessi. Dopo circa sei mesi tre Rakes gettano la spugna, stremati dalle fatiche del lavoro, così Trutz si trova di nuovo solo e quindi torna ad Amburgo alla ricerca di un nuovo gruppo. La voce si sparse nell’ ambiente e Trutz trovò un ingaggio a Berlino, con un certo Mike Warner che ambiva al perseguimento del record mondiale ”Beat Senza Tregua”: suonare più di duecento ore consecutive ed entrare nel “Guinness”. Grazie al fatto di essere un jolly polistrumentista (oltre che la chitarra Trutz suona infatti anche basso e batteria) Groth poteva sostituire qualsiasi musicista che nel corso della manifestazione avrebbe avuto bisogno di un riposo o che fosse svenuto. Il traguardo delle duecento ore viene superato, con tanto di citazione nel “Guinness”. Purtroppo l’esperienza nei “Mike Warner” dura solamente un anno.

Tutti i mali non vengono però per nuocere, infatti Trutz entra a far parte del complesso The Black Stars con il quale nel giugno del 1966 giunge in Italia per fare da supporto in una tourneè sulla Riviera Adriatica al “Piper” di Riccione a Tony Sheridan, cantante inglese che nel 1961 per la Polydor incise il 45 giri “My Bonnie” / “The Saint” facendosi accompagnare dai semi sconosciuti “The Beat Brothers” (… futuri Beatles!!!). Una volta terminato l’ingaggio con Tony Sheridan, “The Black Stars” si fermeranno al “Piper” per tutta la stagione estiva 1966, dividendo il palco con Artisti del calibro de “I Giganti”, Lucio Dalla e Patrik Samson. E dopo Riccione, serate a Torino, a Milano (al “Piper”, al “Westend” dove incontrarono Gianni Pettenati ed il “Mack Up” dove incontrarono Fausto Leali, i “Trip” e Ricky Maiocchi) ed il Capodanno festeggiato a Tripoli insieme a Ricky Gianco. Il sound innovativo dei The Black Stars non passa inosservato e così il complesso di Trutz Groth entra in contatto con la piccola etichetta milanese Equipe di Italo Allione ed incide nel Belpaese addirittura quattro singoli nel biennio 1966-1967, in parte con canzoni in lingua inglese, ma anche con due brani cantati in italiano. Il look del complesso era molto elegante e con degli abiti scuri, tant’è che per la copertina del singolo “Shakin’ All Over” / “Remember” per dare contrasto ai quattro musicisti sullo sfondo scuro vengono disegnate dal grafico della Equipe delle divise azzurre sgargianti. Nel febbraio del 1967 The Black Stars hanno l’onore di comparire sul cartellone degli artisti che aprono la tourneè italiana dei The Who con I New Dada, Patty Pravo, Patrick Samson e The Primitives (23 febbraio Torino Palazzetto Dello Sport Parco Ruffini, due shows; 24 febbraio Bologna Palazzetto dello Sport, due shows, 25 febbraio Milano Palalido uno show, 26 febbraio Roma Piper Club e Palaeur). In quegli anni i The Black Stars suonano al “Piper” di Milano in cartellone con Artisti del calibro di : Gene Pitney, Procol Harum, Spencer Davis Group e Chris Farlowe. Al termine dello stesso anno tre membri dei Black Stars, ovvero Chris Koning (basso), Mike Kocjian (tastiere) e Manfred Boenig (batteria) tornano in Germania mentre di Trutz Groth (voce e chitarra e front-man del gruppo) rimane nel nostro Paese, dove pubblica un ulteriore disco a suo nome sempre per l’etichetta Equipe con una versione de “Il Volto Della Vita” (un successo di Caterina Caselli, cover in italiano di “Days Of Pearly Spencer”di David McWilliams) sul lato A e “Darlin” (cover della famosa canzone dei Beach Boys) sul lato B.
A seguito dell’esperienza nei “The Black Stars” Trutz Groth entra a far parte dei Bad Boys e nel 1976 dei Profeti: per alcuni anni Trutz deve lasciare l’amato Rock’ n’ Roll per dedicarsi a dei generi più in voga in quell’epoca nelle balere di provincia. Per fortuna entra in contatto con Kim Brown dei Renegades e con lui fonda nella seconda metà degli Anni Settanta il gruppo genuinamente Rock’n’Roll Kim & The Cadillacs. Nato dalle ceneri dei The Renegades, complesso britannico giunto in Italia nel 1966, la band si è contraddistinta fino alla seconda metà degli Anni Ottanta per un repertorio volutamente revival, attingendo al Rock’ n’ Roll delle origini ma con aperture anche a generi successivi, come il Twist (“Non Stop Twist” del 1982, medley basato su grandi successi degli anni precedenti: “Let’s Twist Again” / “Twist And Shout” / “Baby Elephant Walk” / “Twistin’ The Night Away”) oppure il Country. Il nome Kim & The Cadillacs deriva da Kim Brown (cantante dei Renegades, 1945-2011) e da uno dei più grandi successi degli stessi The Renegades:“Cadillac” del 1965.
La scelta di basare il repertorio sul revival del Rock’ n’ Roll delle origini fu presa dai due ex Renegades Kim Brown e Mick Webley insieme a Trutz Groth. Nel corso dei dieci anni di attività (1976 – 1986) il complesso registra dieci album contenenti non solo cover di brani celebri del Rock and Roll delle origini ma anche brani originali composti, oltre che da Brown, anche da Trutz Groth, Mick “Neek” Webley e Graham “Jock” Johnson. I dischi vengono promossi con partecipazioni a numerose trasmissioni televisive (su tutte il complesso registra diverse apparizioni al “Drive In”, storica trasmissione domenicale di Italia Uno, così come del resto la canzone “Jerry And The Pipkins” composta dallo stesso Trutz venne utilizzata per la trasmissione “Orecchiocchio” di RAITRE. Partecipano a “Domenica In”, “Maurizio Costanzo Show” ed a trasmissioni condotte da Raffaella Carrà, Claudio Cecchetto, Pippo Baudo, Renzo Arbore, Gianni Morandi ecc.) e con articoli su giornali e rotocalchi. Il complesso compare regolarmente nelle classifiche di vendita dei singoli (su tutti “Rock’ n’ Roll Meddley” del 1976), tiene numerosi concerti in tutta Italia oltre che partecipare a numerosi concorsi canori:
Festivalbar 1986: l’addio al grande pubblico ironicamente dalla sezione “Giovani” della manifestazione con la canzone “Take Your Time”, quinta classificata.

Ultimo singolo di Kim & The Cadillacs: “Take Your Time” pubblicato nel 1986, partecipa alla sezione giovani del Festivalbar classificandosi quinta.Nel corso degli Anni Duemila Kim Brown, Trutz Groth, Gram Johnson e Ian Mallet ripropongono con grande successo il progetto The Renegades riscuotendo grandissimi consensi soprattutto nei paesi del Nord Europa. Le divise da soldati nordisti della Guerra Civile di Secessione Americana che tanto avevano portato fortuna ai Renegades nella seconda metà degli Anni Sessanta continuano ad andare in scena fino alla prematura scomparsa di Kim Brown avvenuta l’11 ottobre 2011.
Trutz Viking Groth, “Ambasciatore del country e missionario del rock’n’roll”, risiede ora in Lombardia e nel corso degli anni continua a proporre il suo repertorio in uno spettacolo sempre elettrizzante: il suo carisma, la sua simpatia,la sua chitarra e la sua voce potente e caratteristica danno origine ad uno show coinvolgente e trascinante che invita al canto ed al ballo il Suo fedele pubblico. Il suo spirito ed entusiasmo negli anni è rimasto intatto ed immutato a quello che già manifestava negli spettacoli ad Amburgo allo Star Club, tant’ è vero che ancora oggi Trutz continua a collaborare con giovani band che fanno del Beat e del Rock’ n’ Roll il loro credo e fonte di ispirazione. Lo dimostra la collaborazione nata nel 2015 con i trentini The Indigo Devils (vincitori del premio Global Label di Sanremo Rock 2017) che ha portato, oltre alle esibizioni live in accoppiata,anche alla partecipazione di Trutz con la sua canzone del 1978 “Rock ‘n’ Roll Lullaby” all’album “Devils In Disguise” della Rock’ n’ Roll band trentina.

BEAT CIRCUS:
ANDREA BORGNA
LUCA CASTELLINO
ROBERTO CAVALLO
CARLO PINNA

“The Beat Circus” è la Rock’ n’ Roll Beat Band nata a Cuneo nel marzo del 2013. La passione per la musica italiana e straniera degli anni ’50 e ’60 unisce quattro Amici di lunga data in un progetto di spettacolo e di musica che amalgama le diverse personalità dei membri del complesso offrendo uno show a 360 gradi.

Lo spirito e l’intento sono quelli di riprodurre l’atmosfera di festa e allegria che si respirava durante le esibizioni dei “Complessi” nei Dancing e nelle feste degli anni ’60: un repertorio che spazia dagli evergreen di Artisti stranieri ed italiani di quello storico periodo (Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Little Richard, Chuck Berry, The Beatles, Adriano Celentano, Little Tony, The Rokes, Giganti e tanti altri) a delle vere e proprie “perle” e “rarità” (canzoni di Clarence Frogman Henry, The Top Notes, The Shirelles, Clem Sacco, Bobby Solo, Gene Pitney, Don Backy e Pilade, solo per citarne alcuni) che hanno però contribuito a creare un alone di mito intorno a quegli indimenticabili anni.

Passando dall’epopea del Rock’ n’ Roll Americano delle origini al Rock Italiano dei primi Urlatori, dalla British Invasion al Beat Italiano dei Capelloni, dal Twist ai famosi “lenti” che hanno fatto nascere tanti amori sulle piste da ballo, le canzoni che vengono riproposte durante lo spettacolo invitano alla danza ed al canto collettivo un pubblico eterogeneo, facendo rievocare, a chi ha trascorso la gioventù negli anni ’50 e ’60, lo spirito e la spensieratezza propri di quel periodo e facendoli (ri)scoprire ai più giovani.
Il look del gruppo, con abiti che richiamano le esibizioni Live dei Beatles nel periodo della Beatlemania (biennio 1963-1964), e l’utilizzo di strumentazione vintage contribuiscono a rievocare l’atmosfera propria di un “cerimoniale ritmato” di quel periodo dando una nota di colore e contribuendo ulteriormente all’impatto scenico dello spettacolo.
L’esecuzione dei brani è accompagnata dalla proiezione di immagini che richiamano alla memoria degli ascoltatori gli Artisti e le copertine dei Dischi che hanno segnato un’ epoca.
Ogni brano ed ogni interprete vengono presentati con note tecniche e storiche che inquadrano al meglio il contesto nel quale si andavano a collocare, con intermezzi di cabaret e di improvvisazione volti a scherzare ed ad ironizzare su aneddoti e su citazioni storiche con tanta allegria e senza alcuna volgarità, offrendo uno spettacolo adatto ad un pubblico di ogni età.

SUPER GRUPPO TORINO :

ARCANGELO ARLUFFI – (I RAGAZZI DEL SOLE) – BATTERIA
PAOLO MELFI – (I RAGAZZI DEL SOLE) – VOCE
FRANCO DESERTO – (LE OMBRE) – BASSO-
LUIGI CATALANO – (APACHES) – CHITARRA –
DOMENICO PIAZZOLLA – (VOLTI ’70) – BATTERIA –
ENZO LA MALVA – (VOLTI ’70) – BASSO –
SALVATORE MELILLO – (APACHES) – CHITARRA-
DORIANO TARTARINI – (THE COCKS) – CHITARRA –
MARIO DI BARI – (THE COCKS) – VOCE-

I RAGAZZI DEL SOLE :
Un gruppo di Torino piuttosto noto e seguito all’epoca e soprattutto con all’attivo una intensa produzione discografica, iniziata addirittura con l’esordio direttamente su LP “I Ragazzi del sole” (Jolly 5068 – 1966). Formazione a cinque con tastiere, sono rimasti associati al genere “hard beat” per il loro singolo Atto di forza n.10 (dedicato alle bande di motociclisti Hell’s Angels, dove parla di sfide ai limiti della morte). Un altro notevole singolo del gruppo è stato “Il gatto di notte”, “… la terra si allontana” del 1967, il primo brano un R&B con molto blues, il secondo un efficace pezzo con echi del nuovo genere psichedelico, ottimamente eseguito. L’album del 1966 conteneva soltanto cover, molto ben eseguite, di brani inglesi celebri e meno celebri, da Satisfaction a Keep On Runnin’ degli Spencer Davis Group, a Gloria dei Them di Van Morrison. Nei singoli successivi, complici anche cambi di formazione e contrasti interni, sono scivolati verso il genere pop, chiudendo la carriera agli inizi degli anni ’70. La fama di “maledetti” (sempre relativa all’epoca) e la buona tecnica musicale li ha resi popolari negli anni successivi, e quindi oggetto di recupero di interesse, e il loro unico LP è diventato il più ambito tesoro per tutti i collezionisti di dischi del genere beat.
Danilo Pennone (chitarra); Arcangelo Aluffi (batteria); Carlo Marcoz (basso); Pier Carlo Bettini (organo); Franco Castellani (voce) in seguito sostituito da Paolo Melfi; Castellani continuerà la carriera con il nome d’arte di Pierfranco Colonna]

FRANCO DESERTO de LE OMBRE:
La band nacque nel 1965 e all’inizio era composta da tre elementi: Guido (Chitarra, voce), Giorgio (Rhythmic Chitarra, voce), Franco (Chitarra, Basso); il suo primo nome fu “Gli Amici”.
In quel periodo i soldi erano pochi; gli strumenti li comprammo a rate e, per fare le prove, ci rivolgemmo al prete di una Chiesa che ci mise a disposizione una saletta con l’obbligo però di andare sempre a Messa la domenica mattina.
Le nostre prime apparizioni furono fatte alle feste che si svolgevano in casa (ad esempio nei compleanni) e nei teatri parrocchiali. Queste ultime furono le occasioni che ci permisero di avere il primo impatto vero con il pubblico.
A tal proposito ricordo con piacere la volta in cui fummo chiamati per andare a suonare nel teatro di una parrocchia di un paese vicino Torino, in occasione della Festa Patronale. Prima di suonare fummo invitati a pranzo dal parroco. Non lo avesse mai fatto … potete immaginare, infatti, come non badammo alla quantità di cibo, ma soprattutto vino, che consumammo. Il problema sorse nel momento in cui, saliti sul palco, cominciammo a suonare … meglio non commentare! Inoltre nel bel mezzo del concerto, dietro le nostre spalle, cadde un tendone scenografico. Noi, anche aiutati dall’alcool, continuammo a suonare facendo finta di niente e alla fine tutto il paese, applaudendoci, manifestò il proprio apprezzamento per la nostra esibizione … (probabilmente anche loro erano sotto l’effetto dell’alcool!).
Finalmente trovammo il batterista, Giovanni, per noi Giò, e con il suo arrivo decidemmo di cambiare di nuovo il nome chiamandoci “I Solitari”.
Alcuni di noi cercavano di copiare qualche artista già famoso, un po’ come si fa anche oggi.
Io, secondo i miei compagni, somigliavo al bassista degli Stones (Bill Wiman); poiché sono lo storiografo del gruppo, nonché autore del presente testo, posso adesso permettermi di dire, senza peccare di presunzione, che nella mia “non bellezza”, ero comunque meglio di lui, oltre ad essere sicuramente più simpatico.
Guido, pensando erroneamente di assomigliargli, si faceva pettinare come Elvis Presley; Giorgio si paragonava al cantante degli Equipe 84 (Maurizio Vandelli), mentre Giò non aveva nessuna preferenza era solo Giò!
Cominciammo quindi a fare serate nelle sale da ballo di Torino partecipando spesso a concorsi musicali: posso affermare che ci siamo sempre piazzati discretamente bene; è pur vero che durante queste manifestazioni non sempre vincevano le Band più brave ma molto dipendeva anche dal numero di amici e parenti che ogni band si portava al seguito (… allora non esistevano, infatti, i televoti!).
Anche quest’ultimo nome, I Solitari, non ci convinceva pienamente, decidemmo quindi di cambiare e poiché eravamo ammiratori dei “The Shadows”, decidemmo di tradurlo in italiano … Le Ombre.
In quel periodo, la sera, andavamo a provare in un deposito vicino alla Mole Antonelliana, di proprietà di un nostro amico. Il sabato e la domenica invece si suonava in giro per pochi soldi, quel tanto per poter pagare gli strumenti e, non sempre, le spese della benzina. Ma a noi non importava era bello lo stesso, oltretutto avevamo l’opportunità di conoscere sempre ragazze nuove e nello stesso tempo facevamo qualcosa che ci piaceva.
Ricordo come fosse oggi, il nostro primo viaggio per concerti; fu nel periodo delle nostre ferie. Partimmo con due macchine, una Fiat 500 e una Fiat 1100 A. Nella prima auto avevamo caricato le chitarre e i nostri borsoni con, ovviamente, due di noi. Nella seconda auto, verniciata da noi di giallo e nero come i taxi inglesi, avevamo caricato due amplificatori, un rullante, i piatti (il resto della batteria era già sul posto), due borsoni e gli altri due della band.
La meta era un paese vicino Rovigo. Durante il tragitto si riuscì addirittura a forare due volte le gomme della Fiat 1100 A. Come se non bastasse, non avevamo portato con noi il crick e quindi per cambiare la gomma ci dovemmo arrangiare tre sollevarono l’auto e io velocemente cambiai la gomma (… altro che pit stop!). Tanto per aggiungere sfiga alla sfiga durante il cambio delle gomme si mise a piovere. Alla fine siamo riusciti ad arrivare alla nostra meta, suonare, e goderci le nostre vacanze.
La band purtroppo si sciolse nel 1970. Nella vita arriva sempre il momento in cui ci si trova di fronte ad un bivio, e per andare avanti occorre fare una scelta. Il nostro bivio implicava o la possibilità di farsi una famiglia rinunciando a suonare o quello di continuare a suonare trascurando i sentimenti. Alcuni di noi, me compreso, avevano nel frattempo trovato una compagna di vita e quindi la scelta, bensì dolorosa, fu scontata.
Per noi furono cinque anni stupendi fatti d’impegno quotidiano, divertimento ma anche sacrificio.
Chiaramente oggi ognuno di noi ha una propria vita, un lavoro, una famiglia, alcuni anche dei figli, però nulla toglie che continuiamo a sentirci, anche se purtroppo uno della band non c’è più, una disgrazia c’è l’ha tolto; era il nostro amico Giò, a lui va anche questo ricordo.

VOLTI 70 :
Gruppo fondato da Giulio Chirone (organista) e Domenico Piazzolla (batterista),
prime esibizioni nel 67 nei “Dancing” di Torino e Provincia, nell’estate suonano con successo in alcuni “Night Club” della costa Ligure.
Nel 68 incidono un 45 giri per la Moon Record, la “R.A.I.” e “Radio Monte Carlo” trasmettono frequentemente i due brani “Aspetterò un nuovo giorno” e “Sono libero”. Negli anni successivi i “VOLTI 70” Si esibiscono come gruppo d’attrazione nei locali alla moda di tutta la penisola, in quel periodo nel complesso si avvicendano molti musicisti torinesi. Nei vari locali i Volti 70 frequentavano e allacciavano amicizie con gruppi all’avanguardia e di tutto rilievo sia Italiani sia stranieri. I più conosciuti erano: The Trip, Brian Auger e Trinity, I Samurai, Rolls 33, I Camaleonti, I Ricchi e Poveri.
nel ’75 il gruppo smette di esercitare la professione musicale, da allora continuano a ritrovarsi e ad esibirsi se pur raramente nei locali di Torino e Provincia.

APACHES :
Luigi Catalano,i miei inizi sono con un gruppo chiamato I Pulcini,dopo pochi anni dalle ceneri del gruppo nascono gli Apaches,nel gruppo militava anche un giovanissimo Tore Melillo,abbiamo inciso un 45 giri nella casa discografica di Renato Carosone,anche noi veniamo dalle cantine torinesi come tanti altri gruppi storici,sciolti gli Apaches ho suonato con Roby e i Gentleman per 10 anni,ormai vivevo con la musica ,ho suonato con Wess,Michele,Gipo,fino al momento che sono entrato nella Strana Societacon loro ho fatto dei dischi ,2 SanRemo poi dopo 18 anni di professione ,per motivi personali ho chiuso con la professione e sono andato in fabbrica ,pero’ la passione della musica è rimasta ho suonato in vari gruppi ,ho suonato conl’amico Franco Deserto,Tuttora suono con altre band sperando di non snettere mai..
Salvatore Melillo,idem per quanto riguarda gli Apaches,dopo intraprende la professione accompagnando artisti di livello da Mia Martini , Tozzi ecc.Professione che tutt’ora fa avendo anche un suo studio di registrazione e insegnamento ,non tralasciando di suonare in giro se viene chiamato.

MARIO DI BARI e DORIANO TARTARINI
(THE COCKS) :
Mario Di Bari racconta..
Ho iniziato la mia “carriera” come cantante batterista del “complesso” (allora si chiamavano così..) che avevo
formato con gli amici di scuola.
Un bel giorno, per motivi scolastici, il gruppo si sciolse e il destino volle che io mi trovassi presente la sera che, al Piperla,
Pierfranco Colonna chiudesse con i Ragazzi del Sole i quali avevano un contratto si due mesi su quel palco!
L’indomani, sabato, infatti dovevano debuttare. Danilo Pennone, il chitarrista, mi guarda :”…tu conosci tutti i nostri pezzi
domani canti con noi!…” – “ Ma tu sei pazzo io sono un batterista!” – “..no tu da domani sei il nostro cantante!”
Al Piper la si facevano due “servizi” pomeriggio e sera. Saltai sul palco senza provare e cantai con una marea di fans dei Ragazzi del Sole.
Allora, nei Piper, si esibivano due gruppi su due palchi. Sull’altro palco suonavano, alternandosi con noi, “Gli Squali”.
Al termine del contratto, la sera precedente, Danilo mi vuole parlare. Mi ringrazia per tutto….ma mi annuncia che devono incidere
un disco e la casa discografica praticamente ha il cantante! Paolo Melfi
Peccato, ci stavo prendendo gusto…
Dall’altro palco gli Squali praticamente assistettero alla scena e Giorgio Marotti mi si avvicinò immediatamente per propormi di
diventare il loro cantante! :” Ma voi state benissimo così..con il vostro bel repertorio Shadows…” – e Giorgio “..vogliamo cambiare
il nostro repertorio etc.etc.”
Anche loro stavano per registrare il loro disco ed erano già diventati THE COCKS.
La formazione: I fratelli Marotti alle chitarre, Gigi Guerrieri, al basso Piero Fanelli alla batteria. Ben presto Giorgio Marotti,
con la sua eccezionale bravura, passò all’organo e i Cocks iniziarono la loro avventura. Furono scritturati dall’Avv. Bornigia,
patron del Piper di Roma, e girarono in tutta Italia esibendosi nei Piper delle varie città.
Nel tempo si alternarono vari bravi musicisti fino ad arrivare all’ultima formazione, a mio avviso la migliore in assoluto,
formata da: Giorgio Marotti (Basso)-Doriano Tartarini (chitarra)- Gigi Pedaci (Organo Hammond)-Arcangelo Aluffi (Batteria)
Mario Boston (Il sottoscritto – Cantante)
Oggi canta con Paolo Melfi nella nuova band.
Doriano Tartarini, ha iniziato con band minori,fino all’ingresso con i Cocks,nel frattempo intrapreso la professione ,in tournè con la Nannini,poi sigla della trasmissione (te la do io l’america di Beppe Grillo) svariate tournè,ora continua la professione come mestiere..

 

Super Gruppo Torino

Le Roi via stradella 8

 

 


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